COS è Atesia

 

 

La società Atesia nasce nel 1989 ed è oggi il più grande call center del paese. Dal 1993 rappresenta il mercato italiano nelle classifiche internazionali di settore, (rapporto Data bank 2003). Dispone di oltre 5.000 operatori, 1422 postazioni, gestisce 300.000 contatti telefonici al giorno.
In 15 anni di presenza sul mercato ha registrato una crescita costante per dimensione e fatturato, mantenendo costantemente la leadership nel suo settore.
Solo nel 2004 Atesia ha prodotto un giro d'affari per 4.300 milioni di euro.
Lo scorso anno la società è stata ceduta per l'80% da Telecom alla subentrante Cos ma, a parte le promesse, le condizioni dei lavoratori rimangono immutate e sicuramente peggioreranno.
Chi sono i lavoratori Atesia e più in generale i “collaboratori telefonici”?
In Italia (dati 2004) sono oltre 192.000 le persone impiegate nei Call Center. L'età media degli operatori è di 28 anni, sono distribuiti in prevalenza nel Lazio e in Lombardia, sono formati per il 60% da donne e un 30% di loro è laureato. Sono lavoratori a ''cottimo'' o per dirla secondo contratto ''a contatto utile''. (In Atesia per esempio le retribuzioni per i singoli contatti utile continuano a scendere: da una retribuzione massima di 90 centesimi di euro si può arrivare a 20 centesimi.)
Nello specifico, i 5.000 lavoratori dell'Atesia sono vincolati all'azienda da diverse tipologie di contratto: dagli attuali co.co.pro. si passerà a contratti di apprendistato e a contratti di inserimento. Una condizione che di fatto ''spezzetta'' i lavoratori del più grande call center d'Italia, rendendo ancora più disperata la loro condizione di precarietà e di ricattabilità.
Precari è sinonimo di co.co.pro.: rinnovabili a volontà, a perenne rischio di non rinnovo.«Collaboratori» pur avendo un unico committente,una postazione e dei capi.
I contratti a progetto non sono altro che un'evoluzione dei co.co.co.: compenso libero e non legato ad alcun contratto nazionale, contributi inferiori al 20% della retribuzione, pagati in parte dal netto del lavoratore, e nessuna garanzia su ferie, maternità, malattia.«Regolari» sarebbero in pochi, e in realtà ben lontani dalle garanzie dei subordinati classici: sapendo che la legge 30 ha prolungato l'apprendistato fino all'incredibile durata di 6 anni, non si capisce di che tipo di apprendistato abbiano bisogno operatori di call center, per giunta già in Atesia, in molti casi, dal 1989. Sono soltanto un grande risparmio per l'azienda, dato che il loro compenso è inferiore del 40% rispetto a un subordinato e i contributi previdenziali sono risibili, pari a una manciata di euro al mese. Oltretutto nessuno assicura che verranno assunti a tempo indeterminato, così come non si garantisce nulla ai somministrati a tempo determinato e ai contratti di inserimento, che se non altro sono messi meglio dal punto di vista retributivo.
E' vero che l'apprendistato e l'inserimento prevedono delle quote obbligatorie di assunzioni se l'azienda vuole continuare a fare ricorso a questi rapporti, ma qui casca l'asino: quale azienda? Infatti è ormai possibile, grazie anche alla legge 30, vendere pezzi di azienda e dipendenti ad altri soggetti con piani industriali «sfuggenti» e ultraflessibili. In questo caso, Telecom vende Atesia e 3 mila operatori a un'altra società, tenendo solo il 20% della proprietà e assicurando che fornirà future commesse. Ma fino a quando? Arrivarci a 6 anni di lavoro nello stesso gruppo!
Quanto detto è quello che si prospetta ai “dipendenti” Atesia.